November 22, 2007

DATI DI FATTO


Oh, cazzo cazzo NO! Penso come un designer! www.elmanco.com

IO AIUTO TE CHE AIUTI ME


Mutuo soccorso, o mutuo guadagno. Ormai si parla solo di collaborazioni e edizioni limitate: E.vil+Mac&Co, TopShop e Kate Moss, per esempio. Ma l'azienda maestra nel campo è HM. E' una vita che non vado da HM. Le ultime volte che ci sono andata ne sono uscita con felpe grigie troppo grandi, da aggiungere alla mia collezione. Finalmente, ho trovato un motivo per tornarci nel futuro prossimo: una collezione estiva in collaborazione con Marimekko. La cosa non sarebbe da pubblicizzare, lo so, ma dopo scene inenarrabili di signore della milano bene che si strattonano per Viktor&Rolf, Lagerfeld e Madonna (e Cavalli? immagino di sì, ma non sono informata), per comprare queste cose sfiziose non ci si dovrà ammazzare. Marimekko è un'istituzione da ricchi finnici, con un valore social-culturale che magna la testa a questi stilisti patinati, non sottovaluteri la cosa. Se poi son tutte palandrane freak come nella foto, vabbè non le compriamo, riprendiamo le felpe grigie che fanno tanto nordico pure loro. (Pssst! E' in arrivo anche il profumo di HM + L'Oréal...BAH)

ps Ma io sono l'unica tonta che non ha mai visto la campagna Vuitton con Michael Gorbaciov?

Update: Marimekko in collaborazione con Manolo, pure?!? Sento puzza di crisi

November 21, 2007

Whistle Rhapsody - FIERY FURNACES LIVE REPORT

Lei è secca e capelluta come la Gainsburg o la Broken Social Scene: sembra fica, poi è racchia, poi la rivaluti, poi è racchia. Certo è che sul palco si può guardare solo lei, travestita da texana chic, agitarsi in continuazione, come scariche elettriche. Lui, fratello dal capello spettinato, suona con la punta della lingua fuori, così mi ricorda certi compagni di banco del liceo quando ripassavano i progetti a china. Il concerto prometteva poco, con il music drome sempre pù asettico e neon e banale e fluo semi deserto -chi l'avrebbe mai detto che avrei rimpianto le bare e il soppalco di legno?-, ma sul tardi il pubblico s'è fatto folto e interessato. Un velo pietoso sui supporter dal cantante italiano culone H&M poser, dal nome non identificato -fortuna loro!-. Finito il quadro sociologico, parliamo della musica: bella, energica, piena d'ispirazioni. Lei canta-parla come una scheggia, capito ben poco se non mezze frasi tristi di amori falliti e amicizie irrecuperabili. Glam, Cash, contry?, electro-psych, avant-pop. Insomma, un concerto di fantasy rock per una come me che ha scoperto recentemente di essere para-avant (?). Capito nulla? Dovevate venì.

JOSE' GONZALES LIVE REPORT

Moltro carino, a tratti ripetitivo, ma tanto ha suonato poco più di mezz'ora. Il nuovo album m'è suonato bene, anche se purtroppo di due picchi li ha toccati con una cover (The Knife e Portishead), the lack of musician. Peccato l'attesa fuori al freddo estenuante di quasi un'ora e quella dentro al caldo folle ancora più lunga. Boicottare il Garage, un posto di merda, tessera inutile, scarsa visibilità, palco patetico. L'ennesima bettola, ma giusto fuori città. A questo punto penso che salterò Carla Bozulich.

November 15, 2007

FARE $OLDI


Assetati di soldi. Fare arte, se ti riesce ora, ti assicura un sacco di banconote. Intanto Nal Goldin ha vinto il premio per la fotografia della Fondazione Hasselblad, una bazzecola di 70.000 dollari più mostra nella sede. Se non vinci il premio, e non hai una rivista costosa fatta probabilmente a poco prezzo come il Catte, c'è sempre la ristorazione. Domani infatti a Copenhagen apre il Karriere, un'idea di Jeppe Hein e sua sorella. Un grande bar-ristorante disseminato di opere d'arte. La solita merda come alle Biciclette e al Quattrocento, direte voi. Eh no, qui casca l'asino: se sei Jeppe Hein hai degli amici tosti, che ti producono opere site specific a rotazione e puoi perfino stampare un giornaletto-catalogo che è già un cult (non è ancora in vendita). Qualche nome: Franz Ackermann, Douglas Gordon, Carsten Höller , Tino Sehgal, Jesper Just, Olafur Eliasson e una valanga d'altri. Insomma, si mangia sicuro di merda -è cucina danese-, sarà costosissimo, ma un salto ce lo si deve fa'. Idea ancora più infima quella di Paul McCarthy: ha allestito in una galleria una mostra-fabrica di cioccolato che produce, e vende e spedisce a caro prezzo, uno gnomo-scultura di cioccolato d'artista. Perfetto per gli yankee, o per tutti i disperati dell'ultimo momento. Morale? Piantatela di fare i cazzoni su Flickr, che tanto i Jap son più bravi di voi, e iniziate a comprare i regali di Natale ora, così li fate ancora col cuore.

November 13, 2007

WISH LIST

Edit: il link al quale rimando sotto non è più attivo, ma non disperate! se cercate il titolo su Youtube, sicuramente riscite a vederlo (e a dare un senso al post). Il video viene continuamente uploadato e poi rimosso dalla Nbc, ecco perchè. Altrimenti, c'è il live con Justin, buttalo via! Occhio ai Fake.

Edit 2. oggi l'ho trovato qui (fare copia incolla che so' pigra) http://www.youtube.com/watch?v=7tL0WEiTIH0

Caro Babbo Natale,
io non ricordo più cosa ti ho scritto l'anno scorso, e sei fortunato perchè non ho controllato se mi hai ascoltato o no. Poichè, mi dicono, sono grande, quest'anno non chiedo nessun giocattolo (tipo l'iPhone), però ti butto lì qualche idea utile, perchè mi sa che non hai ancora capito che i sali da bagno combinano ben poco e mi si incastrano nelle fessure della cellulite quando sono nella vasca. Utili e dilettevoli: partiamo da un buon bagno schiuma senza puzze merdose, perchè mia madre ha preso uno stock constistente di Pino Silvestre che mi fa odorare di pineta ligure; il phon, visto che ne ho rotti 2 in una settimana e i miei si son spazientiti della cosa; la piastra, che ora in ceramica non mi spaventa più come prima; il tostapane che "tosta" i teschi (fico, non lo userò mai); abbonamenti a riviste amene e non; una crema per il viso in questo tempo triestino; i gioielli del corner di Fabriano di Sandra Di Giacinto; le all starzz di pelle nera ma basse, fino ad ora ne ho visto un paio solo,oltretutto bianco, comprate in Jap, un Rubbi, investimento per il futuro; i leggins lunghi neri, che ogni volta dico "li comprerò"; i libri di Lester Bangs, di Nathalie Nothomb o cmq tutta la Minimum Fax e l'ISBN edizioni; Normann Copenhagen, il pan Brioscè e i tramezzini chimici, i nougat pillow del Lidl, che mi ricordano tanto l'erasmus, la Mandel tarte dell'IKEA e quella borsa dell'Ikea rettangolare di plastica a righe nera e bianca che non trovo mai (è sempre finita), la tessera della Triennale, le gocce di bardana che mi sono finite e ho nostalgia di quando correvo al cesso, degli shorts da usare come pigiama in estate, una bicicletta mia mia mia tutta mia, intimo grigio, le cazzatine di Pantone, le spille plasticose ed enormi di HiTech, quasi tutto di Frip, una versione cartacea di Wikipedia, tutto di Zara casa, le monografie Phaidon, l'ennesimo kway/spolverino della collezione, il bracciale di Tods di pelle dal prezzo inaffrontabile e pure quello di Chanel di plastica, il lettore dvd che registra, anche se senza satellitare non me ne faccio nulla, e ovviamente, soprattutto, il motivo reale di questo post: A dick in a box (quello di Justin, possibilmente).

November 7, 2007

SAVE THE TAPE


Ieri un neoadolescente, che indubbiamente era in gita nel futuro, s'è seduto accanto a me in treno. Inizia a cercare nello zaino qualcosa, sfila, scioglie nodi, rumori metallici di un tempo, mi ricordano qualcosa. Sbircio, un clack! fortissimo echeggia nel vagone. Vvvvrrrr, ruotine che girano. Il mio sguardo si fa tenero, poi invidioso: aveva un walkmen baracchino, proprio come lo avevo io, di quelli scemi che girano il nastrone, senza distinguere le canzoni. Dolci ricordi di quando sul lato A delle compilation l'ultima traccia rimaneva tronca, sempre, nonostante i calcoli quasi scientifici con la calcolatrice (scintifica). Mettevo sempre alla fine, a tradimento, Just can't get enough dei Depeche Mode così smaccatamente brutta. Che poi, a pensarci bene, ora come ora parrebbe addirittura BELLA. Piu' bella di quel che pubblicano adesso? Probabilmente sì. C'è poi da chiedersi perchè, con tutto questo revival fluo-wave-80, abbiano smesso di produrre le cassettine, con quegli occhietti vuoti ma simpatici, i dentini penna-ergonomici per riavvolgerle, il nastro lucido che si appallottolava formando covoni agli angoli dei marciapiedi. Come se ora tornasse il grunge e non si trovasse più flanella a pagarla oro. Son cose. Sopratuttto son ricordi. E se il mio cuginetto mi domanda ancora cosa sono le cassette, son pugnalate al cuore.