Giorni cinetici questi. Un sacco di impegni per impegnare la testa, ma gira che ti rigira the bottom line. Mi sono sempre piaciuti un sacco quei film dove non ci sono nè buoni nè cattivi, dove tutti sono li sulla linea di confine o saltano da una condizione all'altra (Von Trier però esagera). Basta con la visione cattolico-disneyana-mazoniana del cattivo che si redime, facciamo un film dove il buono ha un'evoluzione e diventa cattivo. Dove la cattiveria porta al successo e basta. La cattiveria è raffinata, il buonismo è involuzione se ci pensiamo bene. L'essere buono è essere inerme, un po' passivo, accondiscendente. Il cattivo invece agisce, ha forza di volontà e obiettivi chiari. La cattiveria ha slancio esteriore, si proietta, il buonismo è tutto interiore e mistico. Il buono se gli va bene diventa martire, ma se ha un omonimo è fregato e non avrà la casella sul calendario. E poi i cattivi vestono di nero, e ora "Black is the new black".
March 12, 2006
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