November 10, 2006

FITZROY STRONGMAN - LIVE REPORT

Ci sono cose che sono ovvie, cioè che spesso canzoni tranquille si assomiglino tutte, come quelle dei Sodastream. Ci sono cose meno ovvie, come il fatto che siano tutte belle e per nulla noiose anche al primo ascolto - ammettiamolo, eravamo impreparati, a digiuno di Reservations. E' certo che, e lo stesso vale per gli Hood (dio li benedica), se tutti al mondo ascoltassero i Sodastream e soprattuto li vedessero suonare, andrebbe tutto liscio, pace amore e tranquillità ovunque. Poi li vedi sul palco, un po' distanti fisicamente, ma che si guardano tra loro con gli occhi a cuore, si fanno i favori, si dicono grazie, cantano in coro, ti vien voglia di essere felice e un pizzico malinconico. Presenze purtroppo contenute, m'aspettavo decisamente di più, nonostante il colpo di scena marzagalliano che fa sempre i versi o non è contento. Incasso a parte, i ragazzi la stoffa ce l'hanno, eccome, ma vengono sempre trattati come i figli illegittimi dei nobili, che non possono neanche pensare di fare il grande salto. Ma loro, immersi nel loro amore acustico, se la cantano e se la suonano e nulla pare li turbi, in questo mondo che indie-fagocita tutto. Ah, per l'immancabile questione ormonale, soddisfa alla grande la voce baritonale stracciamutande di Pete, che ha pure una presenza scenica tormentata e turbolenta quando basta (son pur sempre i Sodastream, non aspettarsi chissà che: discrezione).
Noi ci si sta già organizzando per la data ventilata a gennaio. Con la neve magari....

No comments: