Ci sono cose che sono ovvie, cioè che spesso canzoni tranquille si assomiglino tutte, come quelle dei Sodastream. Ci sono cose meno ovvie, come il fatto che siano tutte belle e per nulla noiose anche al primo ascolto - ammettiamolo, eravamo impreparati, a digiuno di Reservations. E' certo che, e lo stesso vale per gli Hood (dio li benedica), se tutti al mondo ascoltassero i Sodastream e soprattuto li vedessero suonare, andrebbe tutto liscio, pace amore e tranquillità ovunque. Poi li vedi sul palco, un po' distanti fisicamente, ma che si guardano tra loro con gli occhi a cuore, si fanno i favori, si dicono grazie, cantano in coro, ti vien voglia di essere felice e un pizzico malinconico. Presenze purtroppo contenute, m'aspettavo decisamente di più, nonostante il colpo di scena marzagalliano che fa sempre i versi o non è contento. Incasso a parte, i ragazzi la stoffa ce l'hanno, eccome, ma vengono sempre trattati come i figli illegittimi dei nobili, che non possono neanche pensare di fare il grande salto. Ma loro, immersi nel loro amore acustico, se la cantano e se la suonano e nulla pare li turbi, in questo mondo che indie-fagocita tutto. Ah, per l'immancabile questione ormonale, soddisfa alla grande la voce baritonale stracciamutande di Pete, che ha pure una presenza scenica tormentata e turbolenta quando basta (son pur sempre i Sodastream, non aspettarsi chissà che: discrezione).
Noi ci si sta già organizzando per la data ventilata a gennaio. Con la neve magari....
November 10, 2006
FITZROY STRONGMAN - LIVE REPORT
a
1:46 AM
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