Andare in Germania per me è sempre rischioso, con il mio profondo rispetto per il teutonico e l’odio per la birra che riesco a fare convivere a stento.
Out
L’uso sempre smodato della birra, il cibo come unico intrattenimento, le festività che desertificano le città senza lasciare speranza alcuna, una pornografia sfacciata anche alla luce del giorno risulta essere fastidiosa più che goliardica -St Pauli-, il verde come unica inevitabile risorsa d’intrattenimento (e quando fuori piove?), i mega musei-kunsthalle per accontentare un po’ tutti (ce l’ho, ce l’ho, ‘azz! Schwitters mi manca, compriamolo!), in prestito il mitico viandante di Friedrich che davvero volevo vedere, due palle con questo mondiale, l’estremo controllo e il degenero quando il controllo manca, la metro che trasuda l’ubriacatura da fine settimana, quell’essere biondi di quei maschi lì, che per poco non sono danesi ma ne hanno di strada da fare.
In
Una città enorme e servita in modo capillare, potenzialmente vivissima, musei come cattedrali democratiche, poco materiale ma tanta iniziativa (opposto all’italia delle grandi istituzioni), discrezione –snobismo?- per il turista, acqua e verde ti circondano e si integrano in un modo più intimo rispetto al nord europa che ho visto (vedi il black diamond di copenhagen), ottimo sushi, una varietà incredibile di preparati di pfanni che sono davvero buoni (e la knorr! E la Maggi! Quanti ricordi), il concetto di heisse tasse –un preparato per zuppa dosato per stare nella tazza, s’è mai visto pasto più triste?eppure ne vado matta, vetrine da berlino est che ci hanno fatto scompisciare, un quartiere arty molto carino, entrare nel negozio di humanempire e conoscere Jan, le mostre di Saliger ed Erwitt, e l’importante: riposare un po’. Voto finale: 7.0
June 17, 2006
SPACE TOURIST - HAMBURG GUIDE
a
12:58 PM
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